La nostra lettera agli iscritti a conclusione del Congresso CGIL

Alle iscritte e agli iscritti alla Fisac Cgil del Piemonte

Venerdì scorso, 25 gennaio, si è concluso il XVIII Congresso della Cgil con l’elezione di Maurizio Landini a nuovo Segretario Generale della Cgil. La mattinata finale, che ha visto il passaggio di testimone tra Susanna Camusso e Maurizio Landini, è stata carica di emozione e di autentico trasporto.

Le parole di Landini ci proiettano verso un’altra idea di società: “Noi siamo quelli che vogliono cambiare questo paese. Noi siamo il sindacato del cambiamento.

Una società in cui c’è il sopruso di persone su altre persone va cambiata:

e per far questo val bene un impegno, val bene un rischio, val bene una vita”.

C’è un punto di forza nel sindacato, ed è il Dna della Cgil, quella che siamo stati, quella che dobbiamo continuare ad essere. Nonostante la situazione difficile di questi anni duri, siamo ancora un riferimento per le persone che vedono ancora in noi una speranza di cambiamento”.

Le persone vengono prima di ogni distinzione

e l’unica vera distinzioneè tra chi è sfruttato e chi non lo è“.

Lo slancio di Landini è all’unità sindacale interna la Cgil o è una o non è, o è plurale o non èe all’unità sindacale con Cisl e Uil con i quali saremo in piazza il 9 febbraio per un rilancio della fase unitaria di proposta sindacale.

Le parole d’ordine sono quindi equità, giustizia, lavoro dignitoso e diritti.

Buon lavoro, Maurizio!

“Ho cominciato a lavorare a 15 anni, a fare l’apprendista saldatore. Eravamo un gruppo di ragazzi giovani, lavoravamo in una cooperativa di Reggio Emilia. Dovevamo lavorare all’aperto, faceva freddo d’inverno e c’era un disagio. Non è che volessimo lavorare meno, volevamo vedere riconosciuto questo disagio e abbiamo chiesto alla cooperativa di affrontare questo problema. Era una cooperativa rossa, eravamo tutti iscritti al Partito Comunista e i dirigenti ci dissero che sì, avevamo ragione, però dovevamo tenere conto che la cooperativa aveva dei problemi e che dovevamo fare degli sforzi. Io ero giovane e d’istinto mi venne di interromperlo e di dirgli: “Guarda, tu sei un dirigente, e io in tasca ho la tessera del partito che hai anche tu. Però ho freddo lo stesso”. Lì ho capito una cosa: il sindacato deve rappresentare le condizioni di chi lavora e non deve guardare in faccia nessuno”.  

La Segreteria Fisac Cgil Piemonte

 

qui la lettera in pdf

Print Friendly, PDF & Email

ELEZIONE NUOVA SEGRETERIA REGIONALE FISAC CGIL PIEMONTE.

Nella giornata di Mercoledì 16 Gennaio 2019 è stata eletta la nuova Segreteria Regionale Fisac CGIL Piemonte cosi composta:

Segretaria Generale: Cinzia Borgia

Componenti della Segreteria:
Andreoni Anna

Carignano Silvio

D’Agostino Francesco 

Del Brocco Marco

Mesiano Francesco

Ricci Simona

Scocca Massimo

Un sentito ringraziamento al Segretario uscente Giacomo Sturniolo per il prezioso lavoro svolto in questi anni.

Print Friendly, PDF & Email

Prima fase riorganizzazione Bim: CHIUSURA DI TRE FILIALI e PROTOCOLLO RELAZIONI INDUSTRIALI

Pubblichiamo il Comunicato Unitario relativo alla sottoscrizione dell’Accordo relativo alla procedura di chiusura di 3 filiali della Banca Intermobiliare e del Protocollo di Intesa sulle Relazioni Industriali contestualmente sottoscritto nell’ottica di affrontare nel miglior modo possibile la fase di riorganizzazione che la Banca dovrà affrontare nei prossimi mesi.

SCARICA IL COMUNICATO UNITARIO

PROTOCOLLO RELAZIONI INDUSTRIALI IN BANCA INTERMOBILIARE SPA

Print Friendly, PDF & Email

Giuliano Calcagni nuovo Segretario Generale Nazionale Fisac

Si sono conclusi ieri in tarda serata i lavori del IX Congresso della Fisac Nazionale con l’elezione di Giuliano Calcagni a Segretario Generale della Fisac Nazionale.

 
E’ stato eletto il Comitato Direttivo Nazionale (120 componenti), per il Piemonte sono stati eletti:
  • Giacomo Sturniolo
  • Cinzia Borgia
  • Giovanni Gabbiani
  • Claudio Cornelli
  • Daniela Ferruta
  • Simona Ponzano
  • Massimo Scocca
  • Roberto Malano
E’ stata eletta l’Assemblea Generale (240 componenti), per il Piemonte sono stati eletti:
  • Giacomo Sturniolo
  • Cinzia Borgia
  • Giovanni Gabbiani
  • Claudio Cornelli
  • Daniela Ferruta
  • Simona Ponzano
  • Massimo Scocca
  • Roberto Malano
  • Roberto Pozzati
  • Marco Del Brocco
  • Paolo Barrera
  • Anna Andreoni
  • Francesco D’Agostino
  • Daniela Emiliani
  • Pasquali Rosella
È stata eletta la Segreteria Nazionale, così composta:
  • Giacomo Sturniolo 
  • Claudio Cornelli
  • Luca Esposito 
  • Susy Esposito
  • Mario Gentile
  • Fulvia Busettini
  • Cinzia Ongaro
Stefania Frigerio è stata eletta nel Collegio di Verifica e Cinzia Borgia nell’Ufficio di Presidenza.
 
Un grande augurio di buon lavoro a tutti noi e soprattutto a Giacomo, Claudio e Luca per il loro incarico nella Segreteria Nazionale.
Print Friendly, PDF & Email

LAVORARE SENZA PAURA

                                                                                      Tra qualche giorno sarà il 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne, ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. 

Le Nazioni Unite definisco la violenza contro le donne “qualsiasi atto di violenza contro le donne che provoca o possa provocare danni fisici, sessuali, psicologici alle donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione e la privazione arbitraria della libertà, sia che si verifichi nella vita pubblica o privata”.

 Purtroppo anche quest’anno i dati italiani riguardanti la violenza contro le donne sono allarmanti:

 ogni 60 ore una donna viene uccisa.

 Nonostante i proclami del Ministro degli Interni, l’emergenza sicurezza nel nostro Paese non è rappresentata dai furti e rapine perpetrati dagli stranieri, reati in netta e costante diminuzione negli ultimi anni su tutto il territorio nazionale (nell’ultimo anno gli omicidi sono scesi del 14%, i furti del 9%, le rapine dell’11%, delitti in costante calo negli ultimi 5 anni).  

     La vera emergenza sono gli oltre 130 femminicidi che ogni anno si consumano nei contesti familiari ad opera di mariti, partner, ex.

 Questo dato spaventoso è lo specchio di un Paese in cui essere donna comporta un rischio altissimo, soprattutto nel contesto familiare che dovrebbe essere il luogo più protettivo e sicuro.

 Non sarebbe ora di dare la priorità alle donne cercando di estirpare una cultura maschilista che spinge ancora un italiano su sei ad attribuire alla vittima la responsabilità della violenza subita (sia essa fisica, sessuale, psicologica), a superare la logica del possesso che porta il 90% delle donne uccise, a morire per mano del proprio compagno?

 Ciò che è certo è che il crimine è in calo, mentre la violenza di genere, in proporzione, aumenta.

 Mentre quasi quotidianamente si rilanciano notizie di stupri perpetrati da stranieri, ci si dimentica che oltre l’80% dei casi di violenza sessuale è commessa da un italiano, e che oltre 6 volte su 10 è il partner o l’ex partner a commettere questa violenza.

Di che provenienza è chi ha ucciso donne del 2017:

Se nella vita privata, la condizione delle donne in Italia non è buona, anche nel mondo del lavoro la situazione è tutt’altro che confortante: secondo i dati Istat l’ambiente di lavoro continua ad essere il posto in cui si ricevono ricatti, apprezzamenti pesanti, molestie sessuali.

 Secondo questi dati sono quasi 9 milioni (8 milioni e 816 mila) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale sul lavoro, 3 milioni e 118 mila delle quali negli ultimi 3 anni.

Ma non basta: secondo l’Istat 1 milione e 173 mila donne sono state vittima di ricatti sessuali sul luogo di lavoro per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per ottenere progressioni nella carriera.

 La grande maggioranza delle vittime (69,6%) ritiene molto, o abbastanza grave il ricatto subito, ma nonostante questo nell’80,9% dei casi le vittime non ne hanno parlato con nessuno sul posto di lavoro.

Quasi nessuna, inoltre, ha denunciato quanto accaduto alle forze dell’ordine.

I motivi per i quali le vittime di molestie non denunciano sono molteplici: non solo per sfiducia, ma anche per paura di essere giudicate e, non di rado, per paura delle conseguenze dell’atto di denuncia. Si ha paura non soltanto per le conseguenze che il molestatore (frequentemente il datore di lavoro o un superiore) può agire (licenziamento, trasferimento, mobbing), ma molto spesso anche delle reazioni del proprio partner quando viene a conoscenza delle molestie. Il timore delle reazioni del partner può essere duplice: paura che il proprio compagno abbia reazioni violente nei confronti del molestatore, ma anche del giudizio negativo nei confronti della donna (“cosa hai fatto per provocarlo?”).

 Nella nostra attività di sindacaliste, nel territorio piemontese, ci è capitato di venire a conoscenza di diversi casi di molestie nel lavoro:

Anna (nome di fantasia) è una dipendente di una banca di piccole dimensioni, dopo aver girato per parecchie agenzie, è finalmente riuscita ad ottenere il trasferimento vicino a casa.

Qualche tempo fa è stata convocata dal Capo Area per un colloquio, al quale era presente anche il suo Direttore di Agenzia. Dopo aver parlato della situazione lavorativa, il Capo Area le ha fatto una pesante avance sessuale: se non si fosse concessa, l’avrebbe fatta trasferire.

Incredula di ciò che aveva sentito, con il suo diretto superiore presente che nulla ha trovato da eccepire, Anna è ritornata a casa. Quella notte non ha dormito: ovviamente non avrebbe mai accettato questo ricatto, ma non sapeva come reagire: con chi si poteva confidare? Come l’avrebbero giudicata i colleghi? Che reazione avrebbe avuto suo marito?

Anna ha deciso di parlare con noi, ma di non denunciare l’accaduto con l’azienda.

Rispettando la volontà di Anna nel rimanere anonima, il sindacato è intervenuto in quell’azienda. Anna non è stata trasferita, non ha mai raccontato nulla a suo marito.

 Barbara (nome di fantasia) lavora da 15 anni presso un’Agenzia di Assicurazione dove sono presenti altre 6 dipendenti, tutte donne. Il suo capo è il suo datore di lavoro e, negli ultimi tempi, gli atteggiamenti sono diventati pericolosamente aggressivi: “Ho sempre lavorato con attenzione, ma ho fatto un errore. Può capitare a tutti di sbagliare, soprattutto quando i carichi di lavoro sono impegnativi. Non appena mi sono accorta dell’errore che avevo commesso, mi sono rivolta al mio capo, per avvisarlo, ma anche per trovare una soluzione. La sua reazione mi ha spaventata: oltre a gridare che ero un’incapace, ha dato un vigoroso pugno ad un’anta di un armadio, lasciando un segno evidente.

La prossima volta il pugno non lo do all’armadio ma alla tua faccia! Mi ha gridato queste parole guardandomi negli occhi, sicuro che non ci sarebbero state conseguenze: lui è il mio datore di lavoro, se mi lamento mi licenzia ed io dove trovo un altro posto? Sono separata ed ho due bambini, non mi posso permettere di rimanere a casa”

 Paola (altro nome di fantasia) lavora per un importante gruppo bancario e si occupa di consulenza finanziaria. “Ad onor del vero, non ho mai subito violenze o molestie sessuali da parte di miei colleghi o superiori. E’ vero però che di battute a sfondo sessuale ne ho ricevute, ma, sebbene mi abbiano sempre infastidita, non ho sentito la necessità di segnalare la cosa.

Il disagio che provo è un altro: oltre alle continue pressioni commerciali (sempre più pressanti) che ormai quotidianamente ci opprimono facendoci sentire molto spesso inadeguati, è da tempo che dobbiamo affrontare e contenere aggressioni verbali, a volte minacce di violenze  fisiche da parte di clienti insoddisfatti. E’ vero che c’è stato un imbruttimento generale nei rapporti umani nel nostro Paese, ma questi atteggiamenti violenti ed intimidatori sono più marcati contro le donne: mi è successo di dover comunicare che un prestito non fosse stato accettato: Puttana, non capisci niente, ti aspetto fuori e ti faccio la festa , torna a casa a fare la calza mi ha urlato il cliente, ed ha continuato ad inveire con epiteti simili fino a quando è intervenuto in mia difesa un collega maschio. Il cliente è stato accompagnato fuori, si è calmato e si è scusato con il mio collega, non con me!

Non voglio avere un uomo che mi faccia da guardia del corpo, ho diritto ad essere rispettata!”

 

 Se sei vittima di molestie sul lavoro, se sei testimone di episodi di violenza o molestia, non tenerti tutto dentro, contattaci, raccontaci cosa hai vissuto o cosa hai visto.

 Cercare di rompere il muro della paura, uscire dall’isolamento del silenzio significa rivendicare il diritto ad un lavoro dignitoso. Non è semplice, lo sappiamo molto bene.

 I preoccupanti dati che dicono che le vittime di molestie sul posto di lavoro non si confidano con nessuno hanno portato i Sindacati Confederali in Piemonte ad interrogarsi sul ruolo che i sindacalisti e le sindacaliste devono avere per sostenere tutti coloro che subiscono questa forma di violenza.

 Per questo motivo è iniziato un percorso formativo “Antenne sindacali contro la violenza di genere nei luoghi di lavoro” che coinvolge rappresentanti sindacali e RLS (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), il cui scopo è dare strumenti utili per sconfiggere l’omertà, la sottovalutazione del problema e dare strumenti per affrontare queste tematiche.

 La Regione Piemonte, attraverso la Commissione Regionale Pari Opportunità e alla Consigliera di parità regionale, collabora a questo progetto.

 L’obiettivo è quello di far riconoscere gli abusi, fare in modo che questo tipo di violenze sia considerato alla stessa stregua degli altri fattori di rischio nel lavoro, avere delegati e delegate preparate anche in questa materia.

 L’obiettivo è ambizioso perché si deve lavorare per cambiare questa mentalità, combattere il senso di colpa e di vergogna che ancora troppo spesso avvolge chi subisce violenza.

 

COORDINAMENTO DONNE FISAC CGIL PIEMONTE

 

 

Print Friendly, PDF & Email

FERMIAMO IL DDL PILLON

Il Disegno di Legge (Ddl) nr 735 su “affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”,  è meglio conosciuto come Ddl Pillon, dal cognome del senatore leghista primo firmatario e relatore di tale ipotesi legislativa.

L’obiettivo dichiarato di questo disegno di legge è quello di modificare alcuni (e importanti) fondamenti del Diritto di Famiglia in caso di separazione ed è fondato su quattro pilastri cardine: la mediazione civile obbligatoria (e a pagamento); la cosiddetta bigenitorialità perfetta  cioè tempi paritetici per entrambi i genitori; il contrasto all’alienazione parentale; il  mantenimento diretto  (dei figli) senza automatismi.

Di seguito cerchiamo, in maniera molto sintetica, di illustrare in cosa consista questo disegno di legge, facendo così emergere i motivi per i quali è contestato e del perché riteniamo debba essere assolutamente ritirato.

Veniamo al primo punto, la mediazione civile obbligatoria: la separazione sarà possibile solo se nei 6 mesi precedenti si sia fatto ricorso alla mediazione (privata e a pagamento). Scopo della mediazione è salvaguardare l’integrità della famiglia, non rispettando quindi la volontà di due persone (adulte e consapevoli). Il mediatore deve praticamente convincere la coppia a non separarsi.  Solo nel caso in cui, secondo il parere del mediatore (la cui formazione e competenza non è certificata), la mediazione fallisse, si potrà procedere con la separazione. Questa pratica diventerebbe obbligatoria senza deroga alcuna, dovrà quindi essere agita sia dalle coppie che consensualmente decidono di porre fine alla propria unione, sia nei casi di violenza domestica. Ma la violenza non è mediabile, come  sottolinea anche la Convenzione di Istanbul (ratificata dal Parlamento Europeo nel 2011 e recepita dall’Italia nel 2013, diventando così Legge dello Stato).

Come accennato in precedenza, la mediazione obbligatoria sarà a pagamento e non sarà possibile accedere all’istituto del gratuito patrocinio.

Cosa potrà fare chi non si potrà permettere di sostenere i costi della mediazione?

Facilmente desisterà nel richiedere la separazione.

In caso di violenza domestica, cosa succederà in questo periodo di sei mesi precedenti la separazione?

Purtroppo, i dati dicono che vi è una pericolosa escalation di violenza quando la parte maltrattante viene a conoscenza della volontà di interrompere la relazione, escalation che purtroppo non raramente arriva anche agli atti estremi del femminicidio.

Il senatore Pillon, già animatore del Family Day, è uno dei portavoce delle principali battaglie dell’integralismo cattolico, si è pubblicamente e ripetutamente espresso a favore del matrimonio indissolubile.

E’ un mediatore civile.

 

Bigenitorialità perfetta: in caso di separazione, in presenza di figli minori, viene stabilito in maniera rigida e non negoziabile che i figli debbano passare la stessa quantità di tempo tra i due genitori (almeno 12 giorni al mese), indipendentemente da quanto fosse il tempo che entrambi i genitori dedicavano ai propri figli prima della separazione e senza tener conto degli impegni lavorativi. Nella premessa alla legge, viene dichiarato che l’applicazione dell’affido condiviso è stata in Italia un fallimento e che la normale prassi sia quello dell’affido esclusivo alla madre.

La realtà dei fatti è però notevolmente diversa: dal 2006, anno in cui è stato introdotto in Italia, l’affido condiviso rappresenta, nell’87% delle separazioni, la metodologia di affido dei minori. Il risultato dell’affido condiviso è stata la diminuzione della conflittualità tra le parti di circa il 30% poiché prevede di incentivare la relazione con il genitore che ha cambiato casa, dando comunque priorità alla serenità e all’equilibrio dei minori. L’affido esclusivo alla madre rappresenta solo l’8,9% dei casi . (Dati Istat riferiti al 2016)

Nel disegno di legge proposto i minori passano da essere soggetti ad oggetti, proprietà sulle quali i genitori vantano dei diritti di possesso; il loro benessere non viene salvaguardato, avendo indicazioni rigide e prestabilite. Non si terrà conto della peculiarità di ogni separazione  e di ogni minore: i desideri ed i bisogni dei figli di età inferiore ai 12 anni verrebbero completamente ignorati poiché questi bambini verranno esclusi dalla mediazione familiare.  Il bene primario per i figli che vivono il trauma della separazione è quello di non essere trattato come un pacco, mentre questo disegno di legge non tiene conto della vita quotidiana e delle esigenze dei ragazzi legate alla scuola, alle attività pomeridiane, ai rapporti con amici e parenti. In pratica l’attenzione si sposta dal benessere dei minori, alle esigenze degli adulti.

Se davvero si volesse la bigenitorialità, perché non la si favorisce durante la vita della coppia? magari incentivando, a titolo di esempio, i permessi obbligatori di paternità, che invece sembra non vengano confermati nella prossima legge di bilancio.

Mantenimento diretto: l’assegno di mantenimento per i figli viene abolito, nella evidente convinzione che tale assegno sia uno stipendio per l’ex coniuge. Ogni genitore dovrà provvedere al mantenimento dei figli per il periodo di convivenza. Non si tiene quindi conto in alcun modo della differenze di reddito tra i due genitori, con il forte rischio, tra l’altro, di alimentare ulteriormente la conflittualità.

Altro postulato del disegno di legge è porre fine allo sfruttamento economico dei padri ad opera di madri approfittatrici. Non ci si ricorda, però, il gran numero di condanne per violazione degli obblighi di mantenimento, che sono il doppio di quelle per maltrattamenti, e che l’importo degli assegni di mantenimento per i figli va dai 150 ai 600 euro circa al mese (a seconda del reddito del genitore pagante).

Vi abbiamo qui illustrato alcuni degli aspetti di questo disegno di legge che è criticato e considerato non emendabile, cioè da rifiutare completamente, da diverse associazioni di avvocati, psicologi e operatori che si occupano di famiglia e minori, da giuristi, da giudici minorili, dai centri antiviolenza, dai movimenti femministi, da alcuni sindacati (CGIL e UIL), ma anche dalle relatrici delle Nazioni Unite sulla violenza e discriminazione contro le donne che hanno scritto una lettera preoccupata al governo italiano.

Tutti questi soggetti hanno analiticamente studiato ed analizzato tutte le norme contenute in questo disegno di legge, hanno elaborato documenti, hanno promosso assemblee pubbliche con la cittadinanza, hanno indetto  iniziative e manifestazioni. Lo scorso 10 novembre, in numerose piazze italiane vi sono state manifestazioni (tutte molto partecipate) contro la presentazione di questo provvedimento legislativo.

A Torino già nei mesi scorsi, si è costituito il Comitato Torinese per il ritiro del Ddl Pillon che riunisce tutte queste associazioni; grazie a questo comitato (di cui la CGIL è parte fortemente attiva) ci sono state ad oggi due audizioni presso la Commissione Pari Opportunità del Comune di Torino. Scopo di tali audizioni è quello di presentare e far approvare al Consiglio Comunale di Torino un ordine del giorno che preveda il ritiro del Ddl Pillon.

La seconda di queste audizioni si è tenuta lo scorso 14 novembre.

A questa audizione la Cgil (e la Fisac), insieme a molte altre associazioni del Comitato cittadino, era massicciamente presente con una sua delegazione.

Mentre con  argomentazioni ineccepibili, hanno esposto le ragioni critiche le avvocate Michela Quagliano e Assunta Confente (Responsabile Commissione Famiglia e minori dell’Ordine Avvocati di Torino),  Silvia Lorenzino (Avv. centro antiviolenza Svolta Donna), Elena Petrosino CGIL, Teresa Cianciotta  UilDott.ssa Laura Recrosio (Psicologa, Consulente Tecnico del Giudice presso la magistratura minorile del Tribunale di Torino), chiedendo tutte il ritiro del disegno di legge e l’appoggio della città di Torino attraverso un Ordine del giorno in tal senso,    le consigliere di maggioranza  del Movimento Cinque Stelle presenti, non hanno espresso alcuna dichiarazione di sostanza, ma solo atteggiamenti dilatori, generiche affermazioni  ” di qualcosa da cambiare” e addirittura smargiassi attacchi al sindacato lì presente.

Per la Lega era presente il consigliere Ricca, che dopo aver dichiarato l’eventuale disponibilità del senatore Pillon a partecipare ad ulteriore convocazione se ad orario a lui consono, ha lasciato la sala.

E’ prevista una terza audizione, MERCOLEDI’ 21 NOVEMBRE ALLE ORE 11,30

In quell’occasione sarà necessaria una presenza forte e massiccia da parte di tutti, uomini e donne.

Non ci sono scappatoie, non è un disegno di legge migliorabile ed emendabile perché il progetto che c’è dietro porta ad una caduta del livello di civiltà, una frana dei diritti che coinvolgono tutti, è la negazione di conquiste sociali ed individuali che mai ci saremmo sognati di dover tornare a difendere.

Non si tratta di uno scontro donne  – uomini: questa legge penalizza tutte le persone, e, senza ombra di dubbio, aumenta le disuguaglianze, amplifica le iniquità.

E’ un provvedimento profondamente classista e maschilista, che è ben lungi dal perseguire il bene di minori, ma ha l’evidente scopo di impedire separazioni e divorzi.

Non siamo disposti a rinunciare ai nostri diritti civili.

VI ASPETTIAMO NUMEROSE E NUMEROSI IN PIAZZA PALAZZO DI CITTA’ MERCOLEDI’ 21 NOVEMBRE ALLE ORE 11,30!

 

COORDINAMENTO DONNE FISAC CGIL PIEMONTE

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Coordinamento Donne Fisac Piemonte

Martedì 13 novembre si e’ riunito il Coordinamento Donne della Fisac Piemonte che aveva all’ordine del giorno l’elezione della nuova Coordinatrice.

Le compagne hanno eletto come Coordinatrice Gloria Pecoraro, alla quale tutte noi auguriamo Buon Lavoro!!! 

Print Friendly, PDF & Email

LE LEGGI ITALIANE SUL LAVORO DELLE DONNE: LA DONNA É IDENTICA ALL’UOMO?

Durate il Congresso Regionale FISAC PIEMONTE del 17/18 Ottobre 2018, il Coordinamento Donne Fisac Piemonte ha presentato un interessante documento che ripercorre la storia delle leggi sul trattamento delle donne in ambito lavorativo.

Il documento è disponibile online cliccando qui

Print Friendly, PDF & Email