LE DONNE NELLE ASSICURAZIONI E NEL SETTORE DEL CREDITO

 

Quest’anno l’8 marzo cade in un momento particolarmente delicato per il nostro Paese, alle prese con il contenimento del contagio da COVID-19 (Coronavirus) che sta interessando, con diversi livelli di intensità, molte aree del territorio nazionale.

Non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia sui diritti delle donne, diritti che troppo spesso, di fronte a situazioni di particolare debolezza economica complessiva, rischiano di passare in secondo piano.

Non è un caso se, anche il recente rapporto dell’ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ha registrato in Italia, per il 2017 e il 2018 riguardo gli obiettivi previsti dall’Agenda ONU 2030, un significativo peggioramento, in particolare proprio per quanto riguarda l’uguaglianza di genere, percepita dall’opinione pubblica come secondaria e meno urgente da conseguire (cosa che purtroppo non stupisce visto l’atteggiamento che anche i media hanno nei confronti delle donne).

Esaminando i dati Istat 2018 relativi alle differenze di genere, economiche e sociali in Italia, emerge una situazione che può essere così riassunta:

  • Il livello di occupazione delle donne in Italia è troppo basso, se però si tiene conto del lavoro di cura non retribuito, le donne lavorano complessivamente più degli uomini, perché i tempi di cura della famiglia sono molto disegualmente divisi. La crisi oramai decennale ha fatto perdere lavoro più agli uomini che alle donne, ma per le donne è sicuramente peggiorata la qualità del lavoro (tempo parziale involontario, maggiore difficoltà nella conciliazione dei tempi di vita, aumento dei casi di sottoccupazione rispetto al livello di istruzione).

L’emergenza di questo ultimo periodo, che ha portato alla chiusura delle scuole nel territorio piemontese da quasi tre settimane, ha fatto esplodere come sia dia per scontato che, anche in casi di emergenza, il lavoro di cura dei figli debba ricadere sempre e solo sulle donne.

  • I livelli retributivi delle donne sono significativamente più bassi rispetto a quelli degli uomini per diverse cause: da una maggiore utilizzazione dei tempi parziali, al più difficoltoso raggiungimento di qualifiche e posizioni economiche elevate;

  • negli ultimi anni la presenza delle donne in situazione di povertà relativa è venuta complessivamente diminuendo anche se tale diminuzione è avvenuta soprattutto nelle fasce di età più avanzate, mentre si registrano preoccupanti aumenti di povertà tra le donne più giovani;

  • i livelli delle prestazioni previdenziali ed assistenziali per le donne sono significativamente più bassi che per gli uomini, a causa dei minori livelli occupazionali e della minore retribuzione (e minor progressione di carriera), andando a sommare tutte le disuguaglianze vissute nel lavoro;

  • al momento della maternità, le donne si trovano ancora a dover scegliere tra figli e lavoro: secondo i dati recentemente pubblicati dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, relativi alle dimissioni in conseguenza dell’arrivo di un figlio in famiglia nel 2011 il numero di dimissioni femminile era pari a 17.175 casi contro 506 effettuati dai maschi. Anche in Piemonte si riflettono gli stessi andamenti riscontrati a livello nazionale.

  • Nonostante quanto riportato fino ad ora, le donne raggiungono mediamente livelli di istruzione più elevati rispetto agli uomini ed abbandonano meno lo studio, oltre che a detenere una quota di consumi culturali maggiore.

I dati sono piuttosto eloquenti e sono la testimonianza di quel fenomeno che la sociologa Chiara Saraceno ha definito come “familismo ambiguo” ovvero il fenomeno per cui nonostante la centralità della famiglia nella società italiana, gli strumenti normativi volti a favorirne la formazione e lo sviluppo pieno ed equilibrato siano piuttosto scarsi.

Le donne devono essere invece messe in condizione di non dover più rinunciare a dare il proprio contributo ideale e materiale e tutte le istituzioni devono convincersi che la rinuncia al pieno contributo delle donne è un impoverimento generale per tutti: secondo una ricerca della Banca d’Italia, se riuscissimo a portare al 60% la presenza delle donne nel mercato del lavoro, il PIL del Paese aumenterebbe del 7%, portando l’Italia ad essere meno vulnerabile nel caso di altre crisi economiche.

E nel nostro settore, come stanno le cose?

Ci sono ambienti lavorativi in cui il cosiddetto “gender gap” che caratterizza il mondo del lavoro italiano ed europeo, non dovrebbe esistere per la dichiarata maggiore capacità di valorizzare il talento delle persone a prescindere dal genere.

Il mondo assicurativo e finanziario si caratterizza infatti per un livello di istruzione più alto e per una forte presenza femminile (in alcuni casi la percentuale delle dipendenti è addirittura superiore ai dipendenti).

I dati ci raccontano invece un’altra storia: il genere non è un fattore discriminante per l’accesso all’impiego nel settore bancario ed assicurativo, ma lo è per le opportunità di carriera.

Le donne sono massicciamente presenti in ruoli “amministrativi” (segreteria, risorse umane, back office); le si prediligono anche nei contatti con la clientela, ma all’aumentare della capacità economica e del prestigio del cliente, le imprese preferiscono una gestione maschile. Le posizioni apicali sono quasi esclusivamente prerogativa degli uomini: la percentuale di donne diminuisce in modo esponenziale man mano che si sale nella scala gerarchica. Infatti, se analizziamo i dati, il numero di donne che rivestono un ruolo di responsabilità all’interno di un gruppo bancario raggiunge l’11%, crollando vertiginosamente.

Inoltre le figure manageriali femminili sono solo lo 0,5%. Nelle assicurazioni la situazione è pressoché analoga: si conta il 18% di donne come personale dirigente contro l’81% di uomini.

Non sono mancate negli anni gli interventi normativi a livello europeo e italiano: ad esempio la direttiva 2014/95/UE, al fine di favorire la board diversity (ossia sull’equilibrio di genere nella composizione degli organi sociali delle società quotate), fissando dei target ed indicando delle azioni mirate a garantire una varietà di genere più equilibrata.

Sia ABI che ANIA hanno promosso delle iniziative a favore della parità di genere nelle banche e nelle assicurazioni. La carta ABI “Donne in Banca” si pone l’obiettivo di favorire un ambiente di lavoro inclusivo aperto alle pari opportunità anche per quanto riguarda i ruoli e le parità di trattamento economico, ma solo 12 Istituti di Credito hanno aderito al documento; la commissione Mista Pari Opportunità dell’ANIA ha sostenuto vari progetti per le pari opportunità a partire dalla formazione in azienda promuovendo l’incontro tra le diversità, non solo di genere.

Ma, nei consigli di amministrazione di gruppi bancari e assicurativi le donne sono presenti in misura esigua o addirittura assenti, nonostante la legge Golfo-Mosca del 2011 preveda, nel riparto degli amministratori, che ogni genere non possa essere rappresentato in misura inferiore ad un terzo degli amministratori eletti.

L’Europa non è la sola fedele al detto “it’s an old boys’ club” (ossia “è un vecchio club per ragazzi”)!

Le donne di Wall Street guadagnano fino al 60% in meno rispetto ai colleghi uomini, mentre le donne italiane impiegate in attività finanziarie hanno una ricchezza netta inferiore del 35%. Questo incide sul quotidiano, sui consumi e di conseguenza sull’accesso al credito.

I dati dimostrano che il pregiudizio legato alla donna in relazione ai mercati finanziari e assicurativi è ancora molto forte.

Il cliché imputa alla donna il fatto di essere più prudente, meno aggressiva e meno disposta a rischiare, e di conseguenza meno performante e carismatica rispetto all’ uomo.

Per provocazione: cosa sarebbe successo se al posto dei Lehman’s Brothers ci fossero state le Lehman’s Sisters? Gli effetti sull’economia sarebbero stati gli stessi?

Ma le donne sono davvero meno preparate in ambito assicurativo e finanziario rispetto agli uomini?

I dati dimostrano che solo il 12% delle donne italiane intraprende un percorso formativo in ambito STEAM (Science, Technology, Engineering, Arts and Mathematics), titoli più richiesti per i profili di alto livello all’interno delle imprese bancarie e assicuratrici. La media dei voti rispetto agli uomini è più alta di circa due punti percentuali.

Nonostante ciò, la ricerca ENBIFA-ANIA dimostra che nel 2018 in ambito assicurativo sono stati assunti il 15% di uomini laureati in STEAM contro il solo 10% di donne con il medesimo percorso di studio.

Anche la formazione professionale all’interno delle imprese assicuratrici ha coinvolto un numero superiore di uomini per l’alta formazione, mentre la formazione femminile evidenzia un divario generazionale: hanno infatti partecipato maggiormente le lavoratrici appartenenti alla Generazione X (nate tra 1966 e il 1980) e alla Generazione Z (nate prima del 1996).

Superare gli stereotipi e abbattere fermamente il pregiudizio verso la donna lavoratrice in ambito finanziario e assicurativo non è solo un dovere, ma una responsabilità partendo anche dal linguaggio.

Il sessismo linguistico è infatti un linguaggio discriminatorio che si verifica quando in una comunicazione è presente un trattamento non egualitario sulla base del genere.

Comunicare in modo corretto rispettando l’identità di genere significa rispettare l’articolo 3 della Costituzione (“Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”)

Implica quindi la possibilità di riconoscere ed esercitare il diritto alla “cittadinanza linguistica” ottenendo così una comunicazione chiara, efficace e priva di ambiguità.

Quante volte sentiamo nel linguaggio comune chiamare “direttore” chi ha la responsabilità di un punto operativo, anche se la carica è ricoperta da una donna?

Oppure, telefonando ad uno studio legale ci viene detto che ci verrà passato l’avvocato che in realtà è una avvocata?

Ma soprattutto, perché la difficoltà, o peggio il rifiuto nel declinare al femminile le professioni avviene solo ed esclusivamente per quelle figure di “prestigio” che storicamente erano di esclusivo appannaggio maschile? Dire operaia, commessa, infermiera, impiegata, maestra, (etc.) non desta alcuna remora!

Non è esagerato pensare al maschile generico come a uno degli strati del “soffitto di cristallo” che riducono l’accesso delle donne al lavoro e ai vertici della società, che schiacciano le loro scelte all’interno delle aspettative definite dagli stereotipi di genere e che concorrono al mantenimento delle disparità tra donne e uomini. Utilizzare il maschile è quindi un modo per denigrare e sminuire il ruolo, la carica, il riconoscimento della donna. Dobbiamo quindi lottare perché la nostra professionalità sia riconosciuta e rispettata anche a livello linguistico.

I contratti assicurativi e bancari sono ancora ad impronta machista: è nostro dovere quindi richiedere che anche nella loro formulazione scritta si rispetti l’uguaglianza tra i generi.

Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla, se non la loro intelligenza. Rita Levi Montalcini

COORDINAMENTO DONNE FISAC CGIL PIEMONTE

Print Friendly, PDF & Email

RIMINI 14-16 gennaio: ELETTO IL NUOVO COORDINAMENTO DONNE FISAC NAZIONALE E IL NUOVO ESECUTIVO

 

 

 

Care compagne e cari compagni,

 È stato eletto ieri il nuovo Coordinamento Donne Nazionale Fisac!

Il 4 Dicembre avevamo tenuto la nostra Assemblea Regionale  delle Delegate nella quale ci siamo confrontate sulle questioni di genere da valorizzare e portare come contributo ai lavori di Rimini e nella quale abbiamo eletto le nostre delegate.

La delegazione del Piemonte a Rimini ha visto la partecipazione di numerose compagne, tra Delegate e invitate.

Nel nuovo Coordinamento Donne Nazionale sono state elette per la nostra Regione:

Cinzia Borgia
Gloria Pecoraro
Anna Andreoni
Daniela Emiliani
Simona Ricci
Marta Cimino
Stefania Frigerio
Angela Mariano
Maria Falcitelli
 
 
 
 
Print Friendly, PDF & Email

CONTRO GLI STEREOTIPI DI GENERE… USA LA LINGUA!

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne,  il Coordinamento Donne Fisac Piemonte, insieme a CGIL Torino ha deciso di approfondire il tema del linguaggio in un’ottica di genere nei diversi ambiti vicini alla nostra attività quotidiana.
Negli scorsi anni, e soprattutto nell’ultimo, abbiamo più volte denunciato come la violenza, le discriminazioni e il sopruso siano stati agiti nel contesto pubblico e politico proprio attraverso l’utilizzo di un linguaggio aggressivo e denigrante che sempre più spesso  colpisce le donne e i loro corpi.
Per offrire un confronto sul tema, analizzandolo da diversi punti di vista, è stato  organizzato il seminario “Contro gli stereotipi di genere…usa la lingua!”  patrocinato dal Centro Interdisciplinare di ricerche e studi delle donne dell’Università degli Studi di Torino.

Al seminario parteciperà con un intervento  anche un’esponente dell’Esecutivo del Coordinamento Donne Fisac Nazionale.

CONTRO GLI STEREOTIPI DI GENERE…
USA LA LINGUA!

26 NOVEMBRE 2019
dalle 14,30 alle 17,30
Palazzina Einaudi – aula 5
corso Regina Margherita 60, Torino

Inoltre, nella medesima giornata alle ore 11,00 presso l’Ipercoop  Parco Dora di via Livorno 49,  la Camera del Lavoro e la Fisac Torino/Piemonte organizzano la visita guidata  alla Mostra d’Arte del progetto artistico dell’Associazione Artemixia “Rosso Indelebile” sulla violenza di genere.

Questo progetto, che  dal 23 novembre al 7 dicembre 2019, in diversi luoghi di Torino e, dal 17 al 18 gennaio 2020, a Moncalieri,  farà da contenitore a momenti di approfondimento, conferenze e incontri finalizzati alla sensibilizzazione e informazione della cittadinanza sul tema del contrasto alla violenza sulle donne, con il patrocinio di Regione Piemonte, del Consiglio regionale Piemonte, di Città di Torino e delle Circoscrizione I, III, IV e VI.
Il programma e la descrizione del progetto, oltre che alcune anticipazioni, sono tutte già disponibili sul sito: https//rossoindelebile.it/.

Siete tutte e tutti invitati a partecipare e dare massima diffusione alle iniziative:  visita guidata (appuntamento ore 11,00 Ipercoop Parco Dora, via Livorno 49 Torino) e  seminario (appuntamento ore 14,30 Palazzina Einaudi, aula 5, corso Regina Margherita  60, Torino)

Cari saluti

COORDINAMENTO DONNE FISAC PIEMONTE

SEGRETERIA REGIONALE FISAC PIEMONTE

Print Friendly, PDF & Email

SIAMO QUELLO CHE DICIAMO Sessismo linguistico e stereotipi di genere

  • Signora maestra, come si forma il femminile?
  • Partendo dal maschile: alla “O” finale si sostituisce una “A”
  • Signora maestra, e il maschile come si forma?
  • Il maschile non si forma, esiste.

 “Diotima. Il pensiero della differenza sessuale”

Le parole sono pietre, scriveva Carlo Levi.

Le parole corrispondono alla realtà, o dovrebbero.

Al linguaggio viene riconosciuto un ruolo fondamentale nella costruzione sociale della realtà e, quindi, anche dell’identità di genere maschile e femminile: è perciò necessario che sia usato in modo non sessista e non privilegi più, come succede da secoli, il genere maschile né tantomeno continui a tramandare tutta una serie di pregiudizi negativi nei confronti delle donne, ma diventi rispettoso di entrambi i generi.

Per secoli la lingua è stata governata da un principio androcentrico: l’uomo è stato il parametro attorno al quale si è organizzato l’universo linguistico. Pensiamo banalmente ad alcune espressioni come “gli uomini della preistoria”, “la storia dell’uomo”, “i diritti dell’uomo”.

A partire dagli anni ’70 i movimenti femministi cominciano ad acquisire la consapevolezza dell’androcentrismo linguistico, lo studio del linguaggio sessista inizia ad avere peso e a fare notizia, ed il movimento femminista fa sentire le proprie rivendicazioni in favore di un linguaggio meno discriminatorio.

L’Italia è arrivata con notevole ritardo (rispetto agli altri paesi occidentali) su questo tema: è solo del 1987 la pubblicazione de “Il sessismo nella lingua italiana” di Alma Sabatini, testo fondamentale che analizza il fenomeno del nostro Paese; nel 2009 in risposta ad un appello uscito su alcuni quotidiani “Per una Repubblica che ci rispetti” che aveva fatto registrare l’adesione di un alto numero di donne è stato organizzato a Roma un convegno dal titolo “Che genere di lingua? Sessismo e potere discriminatorio delle parole”. Curioso, eloquente e ridicolo il modo in cui sui media tale evento è stato riportato: “Tra le altre, sono invitate all’incontro il direttore del Tg3, Bianca Berlinguer, il presidente del PD Rosy Bindi, il segretario confederale della CGIL Susanna Camusso, il direttore de “L’Unità” Concita De Gregorio, il direttore de “L’Espresso” Daniela Hamaui, il direttore del “Secolo d’Italia” Flavia Perina, il segretario generale della UGL Renata Polverini, la scrittrice Lidia Ravera e il presidente della FNSI Lucia Visca”.

Cosa significa tale uso pubblico della lingua che spesso produce confusione e, come abbiamo visto, talora rasenta il ridicolo? In che misura si inserisce in una più generale prevalenza di atteggiamenti sessisti che caratterizzano la scena pubblica del nostro Paese? Si può fare qualcosa per opporsi?

Il problema fondamentale del sessismo linguistico è l’occultamento della donna, dalla sua invisibilità e della valutazione a senso unico di ciò che è maschile, poiché l’unico modello socio culturale riconosciuto è quello del maschio, ovvero del maschio eterosessuale.

Come può essere maschilista l’utilizzo della lingua? Per esempio usando il genere maschile plurale per parlare anche di soggetti femminili (esempio: i diritti dell’uomo, gli uomini della preistoria, la storia dell’uomo, come ricordavamo all’inizio del nostro testo), oppure nell’utilizzo di termini istituzionali e di potere declinati solo al maschile e non al femminile (il deputato, il ministro, il sindaco, l’avvocato, il magistrato, etc). In Italia la difficoltà di designare con sostantivi femminili le donne, soprattutto quando ricoprono ruoli o svolgono professioni di prestigio, è evidente. Eppure la nostra lingua ci offre tutti gli strumenti del caso! Il fatto che fino alla metà del secolo scorso molte professioni fossero pressoché precluse alle donne può spiegare il motivo delle declinazioni maschili delle professioni. Meno si spiega, invece, come mai ancora oggi gran parte delle donne preferisca la designazione maschile (nell’attuale governo sono 5 le donne ministre su 18, nessuna delle quali utilizza il termine “ministra” ma preferiscono essere chiamate “ministro”).

È poi presente un’asimmetria semantica, un prestigio ed autorevolezza accordato ad un termine maschile ma non al corrispettivo femminile (esempio “maestro” indica un’autorità in un determinato campo, o una guida spirituale, “maestra” definisce l’insegnante di scuola elementare; “il governante” indica chi governa ed è alla guida di un Paese, “la governante” indica una collaboratrice domestica; “segretario” si riferisce a persone che ricoprono ruoli di potere legati alla vita pubblica – segretario di partito, di un sindacato, di un’associazione, delle Nazioni Unite -, “segretaria” descrive un ruolo subordinato e non dirigenziale e fa riferimento ad attività impiegatizia, amministrativa, etc).

La scarsa cultura per una lingua di genere è poi evidente su un’altra particolarità: per quale motivo (soprattutto in politica) mentre l’uomo viene designato con il solo cognome (Salvini, Di Maio, Renzi), la donna vede spesso precedere il suo nome dall’articolo “la” (la Boldrini, la Bonino, la Carfagna)?

Se imparo una parola, imparo anche l’idea che sta dietro ad essa: la grammatica italiana ci dà tutti gli strumenti per nominare il femminile, se noi occultiamo la parola femminile, ne occultiamo anche l’idea.

La lingua non solo manifesta, ma condiziona il nostro modo di pensare: essa incorpora una visione del mondo e ce la impone. Siamo noi ad essere parlati dalla nostra lingua, anziché essere noi a parlarla. L’uso del maschile generico è davvero tale o nasconde le donne dietro un uso del linguaggio che è retaggio di una cultura maschilista? Su questo argomento è stato fatto un interessante esperimento: è stato fatto leggere un articolo giornalistico in cui si descrive una nuova tecnica neurochirurgica sperimentata da due medici, una donna ed un uomo. Nell’articolo in questione l’unico indizio che permette l’identificazione sessuale dei due medici è il nome personale, in tutto il resto dell’articolo viene utilizzato il maschile plurale generico. Il nome dei due medici è stato cancellato e l’articolo è stato fatto leggere a 20 donne e 20 uomini. Dopo la lettura è stato chiesto al campione di lettori di identificare il sesso dei due medici: il 95% del campione (sia uomini che donne) ha risposto che entrambi i medici erano uomini; dopo aver mostrato alcune foto (5 foto di medici maschi e 5 di femmine) la percentuale è cambiata: in questo caso il 40% delle donne ed il 20% degli uomini ha risposto che tra i due medici poteva esserci una donna!

La più importante istituzione che dovrebbe portare avanti una sorta di “liberazione” dagli stereotipi sessisti nell’utilizzo della lingua dovrebbe essere la scuola e lo strumento chiave da cui partire dovrebbero essere i libri di testo. Purtroppo questo non avviene come viene dimostrato da diverse ricerche in questo campo.

L’ipotesi da cui si muovono questi studi è che i libri di testo debbano offrire una immagine realistica della società e suggerire a bambine e bambini una varietà di modelli, di situazioni da cui attingere per costruire un’immagine coerente di sé e del mondo esterno in modo da predisporsi al cambiamento, alla trasformazione dei ruoli, alla mobilità sociale.

Accanto ad alcuni lodevoli sforzi, è invece prevalente una tendenza all’immobilismo e alla mancanza di realismo nella rappresentazione del mondo del lavoro, nel linguaggio e soprattutto nell’attribuzione dei ruoli e delle mansioni che vede le donne relegate nelle posizioni tradizionali secondo cliché desueti.

Un quadro molto chiaro lo si ricava da un’indagine realizzata da Irene Biemmi (ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Firenze) sui testi per la quarta elementare delle maggiori case editrici italiane. Secondo i risultati di questa ricerca il genere femminile è sotto rappresentato: ogni 16 protagonisti uomini ci sono 10 donne. Le donne poi vengono caratterizzate da aggettivi come: pettegole, invidiose, smorfiose, affettuose, apprensive, premurose, pazienti, tenere, vergognose, servizievoli, comprensive, docili. Tra gli aggettivi riferiti esclusivamente al genere maschile si trovano: sicuro, coraggioso, serio, orgoglioso,  onesto, ambizioso, minaccioso, pensieroso, fiero, duro, generoso, egoista, iroso, saggio, audace, libero. Tra i protagonisti maschili il 70% lavora (contro il 56% delle donne) e ha 50 diverse professioni (tra cui re, cavaliere, marinaio, medico, scienziato, mago, ingegnere, direttore d’orchestra). Tra i personaggi femminili le professioni sono 15 di carattere prevalentemente domestico e quasi del tutto slegate dalla realtà (la maestra è la professione più frequente, ma ci sono anche strega, principessa, fata, casalinga).

La scuola in Italia continua così a tramandare modelli rigidi e fuori tempo, sulla base delle quali le bambine ed i bambini formeranno le loro rispettive identità di genere e le loro relazioni.

Come ha affermato Giuliana Giusti, docente di glottologia e linguistica a Ca’ Foscari a Venezia, “dato che il linguaggio è un codice  inconscio che permea la nostra percezione della realtà dai primi giorni di vita, possiamo immaginare la potenza devastante che potrebbe avere un lessico dove le funzioni alte sono al maschile e le corrispondenti funzioni basse al femminile nella costruzione dell’identità di genere in Italia, un’identità già minata da ogni tipo di linguaggio non verbale”.

Se noi donne per prime cominciassimo a riconoscerci con un’identità femminile nel mondo del lavoro e nella definizione delle professioni, avremmo già compiuto un passo in avanti per scardinare, anche attraverso il linguaggio, l’atavica subalternità dei ruoli, perché la lingua non è neutra ed il suo uso non è innocente.

COORDINAMENTO DONNE FISAC CGIL PIEMONTE

Print Friendly, PDF & Email

Coordinamento Donne Fisac Piemonte

Martedì 13 novembre si e’ riunito il Coordinamento Donne della Fisac Piemonte che aveva all’ordine del giorno l’elezione della nuova Coordinatrice.

Le compagne hanno eletto come Coordinatrice Gloria Pecoraro, alla quale tutte noi auguriamo Buon Lavoro!!! 

Print Friendly, PDF & Email

Buon 8 marzo a tutte! DONNA, lo sai che dal 1° GENNAIO al 28 FEBBRAIO DI OGNI ANNO LAVORI GRATIS?

 
Il 28 febbraio è la Giornata Europea per l’eliminazione del divario salariale tra uomini e donne. I dati statistici ci dicono che ancora oggi le donne, a parità di lavoro prestato, guadagnano molto meno dei loro colleghi uomini: una differenza che, su base annua, equivale a due mesi di lavoro non retribuito.

In occasione della Giornata Internazionale della Donna vi inviamo una nostra riflessione,  parte di un lavoro sul tema che il Coordinamento Donne della Fisac Piemonte sta portando avanti e che, una volta ultimato, verrà pubblicato sul sito. 

Scarica qui il nostro approfondimento!

 

Buona lettura!

Coordinamento Donne Fisac Piemonte

Print Friendly, PDF & Email

Sono in distribuzione i Calendari 8 marzo 2018!

Il diritto di contare

Le donne e la scienza, tra stereotipo e discriminazione

Nell’ottobre 2016 il matematico saggista Piergiorgio Odifreddi, riferendosi allo scarso numero di premi Nobel scientifici vinti dalle donne, così scriveva su Repubblica: “Una progressione discendente, che sembra indicare come l’attitudine femminile sia direttamente proporzionale alla concretezza e indirettamente proporzionale all’astrazione.”, dimenticando con candida leggerezza come il secolare fardello di discriminazioni e pregiudizi abbia tenuto le donne lontane dagli studi scientifici. Lo stereotipo che le donne per natura non siano portate all’astrazione del pensiero scientifico è ben duro a morire; ancora oggi le bambine sono meno incentivate verso gli studi tecnico-scientifici proprio a causa degli stereotipi di genere. Il grande matematico Carl Friedrich Gauss ne era già consapevole quando, nel 1807, così scriveva alla sua collega Sophie Germain: “Quando una persona appartiene al sesso che per colpa dei nostri costumi e pregiudizi si trova ad affrontare infiniti più ostacoli e difficoltà di un uomo, ma ciononostante supera questi ostacoli e riesce a comprendere in profondità le più oscure parti di questi spinosi problemi astratti, deve senza dubbio avere il coraggio più nobile, il talento più straordinario, una genialità superiore.” Abbiamo voluto dedicare il calendario 8 marzo 2018 a donne di scienza del passato e del presente, famose e meno famose, troppo spesso discriminate e talvolta derubate dei risultati del proprio lavoro. Speriamo che i volti e le storie di queste scienziate raggiungano tutti i luoghi di lavoro, ed in particolare tutte le nostre iscritte. Nella costruzione di una società più civile è necessario educare tutti e tutte a combattere gli stereotipi di genere, causa di discriminazioni, disparità e spreco di talenti. 

Esecutivo Nazionale Donne Fisac CGIL

Print Friendly, PDF & Email

25 NOVEMBRE 2017 GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: RIPRENDIAMOCI LA LIBERTA’

Anche quest’anno i dati sulla violenza contro le donne sono impressionanti:

in Italia sono state uccise 84 donne dall’inizio dell’anno, l’epilogo tragico molto spesso è stato preannunciato da numerosi atti di violenza; circa il 20% di questi femminicidi sono stati preceduti dal divieto di avvicinamento da parte delle Autorità contro quelli che si sono dimostrati essere aguzzini.

Sempre nel nostro Paese, nel corso della propria vita, circa 4 milioni e 500 mila donne sono state vittime di violenza sessuale.

Cosa accomuna le storie di tutte queste donne?

Oltre all’appartenenza al genere femminile, spesso non hanno null’altro in comune: alcune sono giovani, altre giovanissime, altre anziane.

Sono bionde, more, rosse, grasse, magre, povere, ricchissime, laureate, semi analfabete.

I loro persecutori, i loro assassini, sono tutti uomini e quasi sempre non sono uomini qualsiasi: sono mariti, fidanzati, ex partner,  padri,  figli.

Vi invitiamo alla visione del video che il Coordinamento Donne della Fisac Cgil Piemonte ha realizzato su questi temi.

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Coordinamento Donne Fisac Piemonte – NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE! Anche nei testi delle canzoni!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scarica il volantino!

Print Friendly, PDF & Email

8 marzo 2017 e appalti nel nostro settore! Una buona ragione per sostenere i referendum Cgil

Quest’anno vogliamo cogliere l’occasione, attraverso il nostro lavoro, di legare riflessioni e ragionamenti in ottica di superamento delle discriminazioni di genere dedicando la giornata internazionale della donna ad una categoria di lavoratrici presenti all’interno del nostro settore, la cui voce è poco ascoltata e della cui tutela si occupa uno dei quesiti referendari presentati dalla CGIL, quello sulla responsabilità negli APPALTI: si tratta delle lavoratrici degli appalti delle pulizie nelle agenzie bancarie.

Buona lettura

Coordinamento Donne Fisac Cgil Piemonte

 

puoi scaricare il volantino 8 marzo 2017 cliccando qui

Print Friendly, PDF & Email