“MUTA LA PELLE DEL MONDO” slow mob domenica 31 marzo a Torino

Domenica 31 marzo alle 16,30, nel centro di Torino, Associazione Artemixia, promuove “Muta la Pelle del Mondo”, slow mob aperto al pubblico in memoria dei migranti morti nel Mar Mediterraneo, una camminata lenta e muta, patrocinata dalle Circoscrizioni di Torino 1 e 4.

Chi vorrà partecipare è inviato a vestirsi, possibilmente, con colori scuri, il ritrovo sarà in Piazza Castello  dove verrà consegnata a ciascun partecipante, una benda da mettere sulla bocca. Il corteo attraverserà lentamente via Roma per finire in Piazza San Carlo.

Per leggere il comunicato stampa completo, fai click  qui

Lo slow mob si inserisce  all’interno di un percorso di sensibilizzazione e di recupero di una narrazione che privilegi la dignità ed il rispetto nei confronti dei tanti esserei umani che lasciano la propria casa muniti solo delle proprie speranze. Questo percorso è iniziato con la mostra della collettiva d’Arte Contemporanea “Di Speranze in Viaggio” alla cui anteprima (svoltasi al teatro Astra lo scorso 6 marzo) è stato presentato il monologo “Due gocce nella polvere” del giovane artista africano richiedente asilo  politico, Alassane Conde.

L’Associazione di promozione sociale Artemixia promuove l’arte in tutte le sue svariate forme, ispirandosi all’idea di cultura come fatto pubblico e collettivo, come in bene di carattere sociale, che concorre alla crescita civile di tutta la comunità.

Vi invitiamo a partecipare!

FISAC CGIL PIEMONTE

 

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Banca Intermobiliare: apertura delle procedure art. 17 e 20 ccnl….Quando il tempismo è tutto!

Dopo l’assemblea di venerdì 15/3, in cui la maggioranza del Personale del Gruppo BIM si è favorevolmente espressa per iniziative di comunicazione a mezzo stampa e di mobilitazione da attuarsi con uno sciopero nel caso in cui non ci fosse una corretta ripresa delle relazioni industriali, pare che il weekend in Bim sia stato laborioso…. Lunedì 18 marzo, in mattinata, le scriventi OO.SS. hanno ricevuto dall’Azienda la comunicazione formale con oggetto: “Procedura ex artt. 17 e 20 C.C.N.L. per il Settore Credito” e sono state ufficialmente convocate ai tavoli per il 25 marzo ai fini dell’avvio della prima fase della procedura. Un tempismo quanto mai sospetto visto il continuo nostro sollecitare incontri con l’Azienda, con l’Amministratore Delegato, con il Presidente senza risposta alcuna. Consideriamo non casuale il tempismo della consegna, un giorno lavorativo successivo alla data dell’assemblea: lo riteniamo non rispettoso dei colleghi che non hanno avuto la possibilità di confrontarsi sui delicati temi in oggetto.

La predisposizione dell’informativa di apertura della procedura, ben precisa e puntuale, non è stata di certo scritta in un weekend!

Fai click qui per scaricare il comunicato unitario

 

Vedi gli articoli precedenti relativi alla delicata situazione di BIM:

ASSEMBLEA DEL 15 febbraio

preoccupazione per la situazione di Bim

Protocollo Relazioni industriali – accordo su tenuta livelli occupazionali in Bim

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SIAMO QUELLO CHE DICIAMO Sessismo linguistico e stereotipi di genere

  • Signora maestra, come si forma il femminile?
  • Partendo dal maschile: alla “O” finale si sostituisce una “A”
  • Signora maestra, e il maschile come si forma?
  • Il maschile non si forma, esiste.

 “Diotima. Il pensiero della differenza sessuale”

Le parole sono pietre, scriveva Carlo Levi.

Le parole corrispondono alla realtà, o dovrebbero.

Al linguaggio viene riconosciuto un ruolo fondamentale nella costruzione sociale della realtà e, quindi, anche dell’identità di genere maschile e femminile: è perciò necessario che sia usato in modo non sessista e non privilegi più, come succede da secoli, il genere maschile né tantomeno continui a tramandare tutta una serie di pregiudizi negativi nei confronti delle donne, ma diventi rispettoso di entrambi i generi.

Per secoli la lingua è stata governata da un principio androcentrico: l’uomo è stato il parametro attorno al quale si è organizzato l’universo linguistico. Pensiamo banalmente ad alcune espressioni come “gli uomini della preistoria”, “la storia dell’uomo”, “i diritti dell’uomo”.

A partire dagli anni ’70 i movimenti femministi cominciano ad acquisire la consapevolezza dell’androcentrismo linguistico, lo studio del linguaggio sessista inizia ad avere peso e a fare notizia, ed il movimento femminista fa sentire le proprie rivendicazioni in favore di un linguaggio meno discriminatorio.

L’Italia è arrivata con notevole ritardo (rispetto agli altri paesi occidentali) su questo tema: è solo del 1987 la pubblicazione de “Il sessismo nella lingua italiana” di Alma Sabatini, testo fondamentale che analizza il fenomeno del nostro Paese; nel 2009 in risposta ad un appello uscito su alcuni quotidiani “Per una Repubblica che ci rispetti” che aveva fatto registrare l’adesione di un alto numero di donne è stato organizzato a Roma un convegno dal titolo “Che genere di lingua? Sessismo e potere discriminatorio delle parole”. Curioso, eloquente e ridicolo il modo in cui sui media tale evento è stato riportato: “Tra le altre, sono invitate all’incontro il direttore del Tg3, Bianca Berlinguer, il presidente del PD Rosy Bindi, il segretario confederale della CGIL Susanna Camusso, il direttore de “L’Unità” Concita De Gregorio, il direttore de “L’Espresso” Daniela Hamaui, il direttore del “Secolo d’Italia” Flavia Perina, il segretario generale della UGL Renata Polverini, la scrittrice Lidia Ravera e il presidente della FNSI Lucia Visca”.

Cosa significa tale uso pubblico della lingua che spesso produce confusione e, come abbiamo visto, talora rasenta il ridicolo? In che misura si inserisce in una più generale prevalenza di atteggiamenti sessisti che caratterizzano la scena pubblica del nostro Paese? Si può fare qualcosa per opporsi?

Il problema fondamentale del sessismo linguistico è l’occultamento della donna, dalla sua invisibilità e della valutazione a senso unico di ciò che è maschile, poiché l’unico modello socio culturale riconosciuto è quello del maschio, ovvero del maschio eterosessuale.

Come può essere maschilista l’utilizzo della lingua? Per esempio usando il genere maschile plurale per parlare anche di soggetti femminili (esempio: i diritti dell’uomo, gli uomini della preistoria, la storia dell’uomo, come ricordavamo all’inizio del nostro testo), oppure nell’utilizzo di termini istituzionali e di potere declinati solo al maschile e non al femminile (il deputato, il ministro, il sindaco, l’avvocato, il magistrato, etc). In Italia la difficoltà di designare con sostantivi femminili le donne, soprattutto quando ricoprono ruoli o svolgono professioni di prestigio, è evidente. Eppure la nostra lingua ci offre tutti gli strumenti del caso! Il fatto che fino alla metà del secolo scorso molte professioni fossero pressoché precluse alle donne può spiegare il motivo delle declinazioni maschili delle professioni. Meno si spiega, invece, come mai ancora oggi gran parte delle donne preferisca la designazione maschile (nell’attuale governo sono 5 le donne ministre su 18, nessuna delle quali utilizza il termine “ministra” ma preferiscono essere chiamate “ministro”).

È poi presente un’asimmetria semantica, un prestigio ed autorevolezza accordato ad un termine maschile ma non al corrispettivo femminile (esempio “maestro” indica un’autorità in un determinato campo, o una guida spirituale, “maestra” definisce l’insegnante di scuola elementare; “il governante” indica chi governa ed è alla guida di un Paese, “la governante” indica una collaboratrice domestica; “segretario” si riferisce a persone che ricoprono ruoli di potere legati alla vita pubblica – segretario di partito, di un sindacato, di un’associazione, delle Nazioni Unite -, “segretaria” descrive un ruolo subordinato e non dirigenziale e fa riferimento ad attività impiegatizia, amministrativa, etc).

La scarsa cultura per una lingua di genere è poi evidente su un’altra particolarità: per quale motivo (soprattutto in politica) mentre l’uomo viene designato con il solo cognome (Salvini, Di Maio, Renzi), la donna vede spesso precedere il suo nome dall’articolo “la” (la Boldrini, la Bonino, la Carfagna)?

Se imparo una parola, imparo anche l’idea che sta dietro ad essa: la grammatica italiana ci dà tutti gli strumenti per nominare il femminile, se noi occultiamo la parola femminile, ne occultiamo anche l’idea.

La lingua non solo manifesta, ma condiziona il nostro modo di pensare: essa incorpora una visione del mondo e ce la impone. Siamo noi ad essere parlati dalla nostra lingua, anziché essere noi a parlarla. L’uso del maschile generico è davvero tale o nasconde le donne dietro un uso del linguaggio che è retaggio di una cultura maschilista? Su questo argomento è stato fatto un interessante esperimento: è stato fatto leggere un articolo giornalistico in cui si descrive una nuova tecnica neurochirurgica sperimentata da due medici, una donna ed un uomo. Nell’articolo in questione l’unico indizio che permette l’identificazione sessuale dei due medici è il nome personale, in tutto il resto dell’articolo viene utilizzato il maschile plurale generico. Il nome dei due medici è stato cancellato e l’articolo è stato fatto leggere a 20 donne e 20 uomini. Dopo la lettura è stato chiesto al campione di lettori di identificare il sesso dei due medici: il 95% del campione (sia uomini che donne) ha risposto che entrambi i medici erano uomini; dopo aver mostrato alcune foto (5 foto di medici maschi e 5 di femmine) la percentuale è cambiata: in questo caso il 40% delle donne ed il 20% degli uomini ha risposto che tra i due medici poteva esserci una donna!

La più importante istituzione che dovrebbe portare avanti una sorta di “liberazione” dagli stereotipi sessisti nell’utilizzo della lingua dovrebbe essere la scuola e lo strumento chiave da cui partire dovrebbero essere i libri di testo. Purtroppo questo non avviene come viene dimostrato da diverse ricerche in questo campo.

L’ipotesi da cui si muovono questi studi è che i libri di testo debbano offrire una immagine realistica della società e suggerire a bambine e bambini una varietà di modelli, di situazioni da cui attingere per costruire un’immagine coerente di sé e del mondo esterno in modo da predisporsi al cambiamento, alla trasformazione dei ruoli, alla mobilità sociale.

Accanto ad alcuni lodevoli sforzi, è invece prevalente una tendenza all’immobilismo e alla mancanza di realismo nella rappresentazione del mondo del lavoro, nel linguaggio e soprattutto nell’attribuzione dei ruoli e delle mansioni che vede le donne relegate nelle posizioni tradizionali secondo cliché desueti.

Un quadro molto chiaro lo si ricava da un’indagine realizzata da Irene Biemmi (ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Firenze) sui testi per la quarta elementare delle maggiori case editrici italiane. Secondo i risultati di questa ricerca il genere femminile è sotto rappresentato: ogni 16 protagonisti uomini ci sono 10 donne. Le donne poi vengono caratterizzate da aggettivi come: pettegole, invidiose, smorfiose, affettuose, apprensive, premurose, pazienti, tenere, vergognose, servizievoli, comprensive, docili. Tra gli aggettivi riferiti esclusivamente al genere maschile si trovano: sicuro, coraggioso, serio, orgoglioso,  onesto, ambizioso, minaccioso, pensieroso, fiero, duro, generoso, egoista, iroso, saggio, audace, libero. Tra i protagonisti maschili il 70% lavora (contro il 56% delle donne) e ha 50 diverse professioni (tra cui re, cavaliere, marinaio, medico, scienziato, mago, ingegnere, direttore d’orchestra). Tra i personaggi femminili le professioni sono 15 di carattere prevalentemente domestico e quasi del tutto slegate dalla realtà (la maestra è la professione più frequente, ma ci sono anche strega, principessa, fata, casalinga).

La scuola in Italia continua così a tramandare modelli rigidi e fuori tempo, sulla base delle quali le bambine ed i bambini formeranno le loro rispettive identità di genere e le loro relazioni.

Come ha affermato Giuliana Giusti, docente di glottologia e linguistica a Ca’ Foscari a Venezia, “dato che il linguaggio è un codice  inconscio che permea la nostra percezione della realtà dai primi giorni di vita, possiamo immaginare la potenza devastante che potrebbe avere un lessico dove le funzioni alte sono al maschile e le corrispondenti funzioni basse al femminile nella costruzione dell’identità di genere in Italia, un’identità già minata da ogni tipo di linguaggio non verbale”.

Se noi donne per prime cominciassimo a riconoscerci con un’identità femminile nel mondo del lavoro e nella definizione delle professioni, avremmo già compiuto un passo in avanti per scardinare, anche attraverso il linguaggio, l’atavica subalternità dei ruoli, perché la lingua non è neutra ed il suo uso non è innocente.

COORDINAMENTO DONNE FISAC CGIL PIEMONTE

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TEATRO ASTRA 6 MARZO 2019: SPETTACOLO TEATRALE “DUE GOCCE NELLA POLVERE” E MOSTRA ARTE CONTEMPORANEA “DI SPERANZE IN VIAGGIO”

La Fisac CGIL Torino e Piemonte è lieta di invitare le proprie iscritte ed iscritti a due importanti eventi culturali che avranno luogo il 6 marzo 2019 a partire dalle ore 20 presso il Teatro Astra (Via Rosolino Pilo 6 torino): lo spettacolo teatrale DUE GOCCE NELLA POLVERE e la Collettiva d’Arte Contemporanea DI SPERANZE IN VIAGGIO.

Lo  Spettacolo DUE GOCCE NELLA POLVERE è uno spettacolo teatrale  autobiografico di Alassan Conde, ragazzo africano richiedente asilo e facente parte del progetto teatrale di accoglienza Black Fabula, formazione di teatro-danza creata nell’aprile 2015, diretta da Beppe Gromi, inizialmente composta da dieci giovani richiedenti asilo provenienti da diversi paesi africani e sostenuta dalle associazioni Fabula Rasa Onlus, M.O.V. Moderne Officine Valsusa e dal Comune di Almese che nel gennaio 2015 accolse 51 richiedenti asilo.

Alassan Conde è un ragazzo di 25 anni con un grande talento nella danza, nel teatro fisico e nel teatro d’attore.

Il testo è dello stesso Alassan Conde e di Beppe Gromi, regista dello spettacolo, direttore artistico della compagnia Fabula Rasa nonché ideatore e curatore del progetto Black Fabula

Le coreografie sono della danzatrice e coreografa Debora Giordi.

È ricca d’esperienze la giovane vita che Alassan racconta con lo sguardo, la voce e il corpo in movimento, la danza.

Alassan nasce in Guinea Conakry nel 1993. Il primo respiro al lato della strada del mercato condiviso con un altro Alassan, “goccia gemella” che la polvere asciugherà nel tragitto verso casa, segna una contiguità tra vita e morte che tornerà ancora e ancora…

In scena un attore ed un pallone, quello dei giochi d’infanzia, delle infinite partite tra ragazzini, dei sogni di una vita da campione che si trasforma via via nel mondo dalle inaspettate strade d’ombre e di luce.

Dopo un’infanzia e un’adolescenza “come tante” in cui riecheggiano nella lingua natia le voci della madre saggia e rigorosa e delle care sorelle accanto ai suoni del francese e dell’arabo studiati a scuola, in un giorno dei suoi vent’anni Alassan cammina nella polvere solo, sanguinante, confuso e senza più nulla a cui ritornare.

Sa che deve andare via, unica compagna la vivida memoria del nonno, guerriero imbattibile, veloce come il vento, anch’egli scappato dal paese d’origine per sfuggire alla violenza. Il viaggio verso l’ignoto inizia grazie ad un camionista che lo raccoglie e lo porta al confine, lo consiglia e aiuta.

Seguiranno altri confini evocati in un crescendo denso di immagini, suoni e silenziperchè non di tutto si può dire, nel profondo resta “qualcosa che non trova pace neanche quando rido”, fino all’approdo a Siracusa e poi in Piemonte. Una nuova lingua da imparare, una nuova casa, il Teatro, con la cassetta degli attrezzi dell’attore e tanto studio e presenza, passione, prove e prove…

Per riconoscersi attraverso nuove parole, per comunicare e testimoniare la resilienza.

Tante sono le vite che si riflettono negli occhi di Alassan. Vite passate, di oggi e di domani, giacché la vita di noi esseri umani è storia di viaggi e migrazioni da sempre. Lo spettatore ne è coinvolto a livello dei sensi, della mente e del cuore. Lo spettacolo in cui la verità dell’esperienza e il “gioco” del teatro, mai fine a sé stesso, si rispecchiano ed armonizzano ci lascia il dono prezioso dell’autenticità.

“Che bello quando i bambini possono fare i bambini e basta” è una frase importante dello spettacolo. Alassan avrebbe voluto giocare e sognare il futuro sul campo di calcio e il suo racconto ha in buona parte la forma di un pallone che rimbalza e ad ogni rimessa in gioco rivela imprevisti, ricordi e nuove emozioni.

Una difficile prova attoriale per un ragazzo che affronta un testo in lingua italiana dopo solo tre anni di permanenza nel nostro Paese. Attraverso la scrittura e la recitazione di questo spettacolo, Alassan mette in atto un gesto intimo salvifico e riprende in mano la propria vita. È un atto di riconquista del proprio essere, è come rinascere per dare voce a tutte le voci che non potranno raccontare la loro storia. Un atto d’amore per la vita e un invito alla resilienza, ancora più difficile e significativo se pensiamo alla situazione attuale del nostro Paese.

“Due gocce nella polvere” è un concerto di emozioni che nascono dallo sguardo del suo protagonista e si riversano sul pubblico come filamenti di paesaggi interiori, creando un’atmosfera emotiva molto densa e tessendo una trama narrativa che investe lo spazio scenico con delicatezza e verità.

Spensieratezza e tragedia, voli e cadute, amori e amicizie, sogni e paure fino a quando ti manca il fiato e devi ridisegnarti la vita, innestando le radici in un nuovo terreno che è spesso troppo arido e impenetrabile.

 

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Primo incontro seminariale sul Credito Cooperativo

In data 29 gennaio 2019 si è svolto presso la sala Vaglio della Fisac CGIL il primo incontro seminariale sulla situazione e sulle prospettive del Credito Cooperativo nella regione Piemonte.

Il 9 gennaio infatti si è conclusa positivamente la fase di rinnovo del CCNL della Cooperazione del Credito.

Il comparto delle BCC è radicato e riveste un’importanza strategica per il nostro territorio e la Fisac CGIL ritiene fondamentale essere sempre più presente.

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Manifestazione il 9 febbraio a Roma per migliorare le condizioni del paese

Riprendendo le parole del neosegretario Maurizio Landini: “Abbiamo un primo appuntamento, quello del 9 febbraio. Dobbiamo riempire la piazza di Roma insieme a Cisl e Uil”. Il governo “non ci piace perché non sta migliorando la condizione dei giovani, non si sta creando lavoro, ma anzi siamo dentro a una dinamica che rischia di farci tornare indietro. In rapporto all’Europa siamo più indebitati di prima”.

Pertanto la Fisac del Piemonte ci sarà a Roma e sara’ numerosa!!!
Il 9 febbraio sara’ una grande manifestazione!
Vi invitiamo a partecipare numerosi.

Qui il comunicato ufficiale CGIL sulla manifestazione del 9 febbraio

 

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La nostra lettera agli iscritti a conclusione del Congresso CGIL

Alle iscritte e agli iscritti alla Fisac Cgil del Piemonte

Venerdì scorso, 25 gennaio, si è concluso il XVIII Congresso della Cgil con l’elezione di Maurizio Landini a nuovo Segretario Generale della Cgil. La mattinata finale, che ha visto il passaggio di testimone tra Susanna Camusso e Maurizio Landini, è stata carica di emozione e di autentico trasporto.

Le parole di Landini ci proiettano verso un’altra idea di società: “Noi siamo quelli che vogliono cambiare questo paese. Noi siamo il sindacato del cambiamento.

Una società in cui c’è il sopruso di persone su altre persone va cambiata:

e per far questo val bene un impegno, val bene un rischio, val bene una vita”.

C’è un punto di forza nel sindacato, ed è il Dna della Cgil, quella che siamo stati, quella che dobbiamo continuare ad essere. Nonostante la situazione difficile di questi anni duri, siamo ancora un riferimento per le persone che vedono ancora in noi una speranza di cambiamento”.

Le persone vengono prima di ogni distinzione

e l’unica vera distinzioneè tra chi è sfruttato e chi non lo è“.

Lo slancio di Landini è all’unità sindacale interna la Cgil o è una o non è, o è plurale o non èe all’unità sindacale con Cisl e Uil con i quali saremo in piazza il 9 febbraio per un rilancio della fase unitaria di proposta sindacale.

Le parole d’ordine sono quindi equità, giustizia, lavoro dignitoso e diritti.

Buon lavoro, Maurizio!

“Ho cominciato a lavorare a 15 anni, a fare l’apprendista saldatore. Eravamo un gruppo di ragazzi giovani, lavoravamo in una cooperativa di Reggio Emilia. Dovevamo lavorare all’aperto, faceva freddo d’inverno e c’era un disagio. Non è che volessimo lavorare meno, volevamo vedere riconosciuto questo disagio e abbiamo chiesto alla cooperativa di affrontare questo problema. Era una cooperativa rossa, eravamo tutti iscritti al Partito Comunista e i dirigenti ci dissero che sì, avevamo ragione, però dovevamo tenere conto che la cooperativa aveva dei problemi e che dovevamo fare degli sforzi. Io ero giovane e d’istinto mi venne di interromperlo e di dirgli: “Guarda, tu sei un dirigente, e io in tasca ho la tessera del partito che hai anche tu. Però ho freddo lo stesso”. Lì ho capito una cosa: il sindacato deve rappresentare le condizioni di chi lavora e non deve guardare in faccia nessuno”.  

La Segreteria Fisac Cgil Piemonte

 

qui la lettera in pdf

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ELEZIONE NUOVA SEGRETERIA REGIONALE FISAC CGIL PIEMONTE.

Nella giornata di Mercoledì 16 Gennaio 2019 è stata eletta la nuova Segreteria Regionale Fisac CGIL Piemonte cosi composta:

Segretaria Generale: Cinzia Borgia

Componenti della Segreteria:
Andreoni Anna

Carignano Silvio

D’Agostino Francesco 

Del Brocco Marco

Mesiano Francesco

Ricci Simona

Scocca Massimo

Un sentito ringraziamento al Segretario uscente Giacomo Sturniolo per il prezioso lavoro svolto in questi anni.

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Prima fase riorganizzazione Bim: CHIUSURA DI TRE FILIALI e PROTOCOLLO RELAZIONI INDUSTRIALI

Pubblichiamo il Comunicato Unitario relativo alla sottoscrizione dell’Accordo relativo alla procedura di chiusura di 3 filiali della Banca Intermobiliare e del Protocollo di Intesa sulle Relazioni Industriali contestualmente sottoscritto nell’ottica di affrontare nel miglior modo possibile la fase di riorganizzazione che la Banca dovrà affrontare nei prossimi mesi.

SCARICA IL COMUNICATO UNITARIO

PROTOCOLLO RELAZIONI INDUSTRIALI IN BANCA INTERMOBILIARE SPA

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