FERMIAMO IL DDL PILLON

Il Disegno di Legge (Ddl) nr 735 su “affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”,  è meglio conosciuto come Ddl Pillon, dal cognome del senatore leghista primo firmatario e relatore di tale ipotesi legislativa.

L’obiettivo dichiarato di questo disegno di legge è quello di modificare alcuni (e importanti) fondamenti del Diritto di Famiglia in caso di separazione ed è fondato su quattro pilastri cardine: la mediazione civile obbligatoria (e a pagamento); la cosiddetta bigenitorialità perfetta  cioè tempi paritetici per entrambi i genitori; il contrasto all’alienazione parentale; il  mantenimento diretto  (dei figli) senza automatismi.

Di seguito cerchiamo, in maniera molto sintetica, di illustrare in cosa consista questo disegno di legge, facendo così emergere i motivi per i quali è contestato e del perché riteniamo debba essere assolutamente ritirato.

Veniamo al primo punto, la mediazione civile obbligatoria: la separazione sarà possibile solo se nei 6 mesi precedenti si sia fatto ricorso alla mediazione (privata e a pagamento). Scopo della mediazione è salvaguardare l’integrità della famiglia, non rispettando quindi la volontà di due persone (adulte e consapevoli). Il mediatore deve praticamente convincere la coppia a non separarsi.  Solo nel caso in cui, secondo il parere del mediatore (la cui formazione e competenza non è certificata), la mediazione fallisse, si potrà procedere con la separazione. Questa pratica diventerebbe obbligatoria senza deroga alcuna, dovrà quindi essere agita sia dalle coppie che consensualmente decidono di porre fine alla propria unione, sia nei casi di violenza domestica. Ma la violenza non è mediabile, come  sottolinea anche la Convenzione di Istanbul (ratificata dal Parlamento Europeo nel 2011 e recepita dall’Italia nel 2013, diventando così Legge dello Stato).

Come accennato in precedenza, la mediazione obbligatoria sarà a pagamento e non sarà possibile accedere all’istituto del gratuito patrocinio.

Cosa potrà fare chi non si potrà permettere di sostenere i costi della mediazione?

Facilmente desisterà nel richiedere la separazione.

In caso di violenza domestica, cosa succederà in questo periodo di sei mesi precedenti la separazione?

Purtroppo, i dati dicono che vi è una pericolosa escalation di violenza quando la parte maltrattante viene a conoscenza della volontà di interrompere la relazione, escalation che purtroppo non raramente arriva anche agli atti estremi del femminicidio.

Il senatore Pillon, già animatore del Family Day, è uno dei portavoce delle principali battaglie dell’integralismo cattolico, si è pubblicamente e ripetutamente espresso a favore del matrimonio indissolubile.

E’ un mediatore civile.

 

Bigenitorialità perfetta: in caso di separazione, in presenza di figli minori, viene stabilito in maniera rigida e non negoziabile che i figli debbano passare la stessa quantità di tempo tra i due genitori (almeno 12 giorni al mese), indipendentemente da quanto fosse il tempo che entrambi i genitori dedicavano ai propri figli prima della separazione e senza tener conto degli impegni lavorativi. Nella premessa alla legge, viene dichiarato che l’applicazione dell’affido condiviso è stata in Italia un fallimento e che la normale prassi sia quello dell’affido esclusivo alla madre.

La realtà dei fatti è però notevolmente diversa: dal 2006, anno in cui è stato introdotto in Italia, l’affido condiviso rappresenta, nell’87% delle separazioni, la metodologia di affido dei minori. Il risultato dell’affido condiviso è stata la diminuzione della conflittualità tra le parti di circa il 30% poiché prevede di incentivare la relazione con il genitore che ha cambiato casa, dando comunque priorità alla serenità e all’equilibrio dei minori. L’affido esclusivo alla madre rappresenta solo l’8,9% dei casi . (Dati Istat riferiti al 2016)

Nel disegno di legge proposto i minori passano da essere soggetti ad oggetti, proprietà sulle quali i genitori vantano dei diritti di possesso; il loro benessere non viene salvaguardato, avendo indicazioni rigide e prestabilite. Non si terrà conto della peculiarità di ogni separazione  e di ogni minore: i desideri ed i bisogni dei figli di età inferiore ai 12 anni verrebbero completamente ignorati poiché questi bambini verranno esclusi dalla mediazione familiare.  Il bene primario per i figli che vivono il trauma della separazione è quello di non essere trattato come un pacco, mentre questo disegno di legge non tiene conto della vita quotidiana e delle esigenze dei ragazzi legate alla scuola, alle attività pomeridiane, ai rapporti con amici e parenti. In pratica l’attenzione si sposta dal benessere dei minori, alle esigenze degli adulti.

Se davvero si volesse la bigenitorialità, perché non la si favorisce durante la vita della coppia? magari incentivando, a titolo di esempio, i permessi obbligatori di paternità, che invece sembra non vengano confermati nella prossima legge di bilancio.

Mantenimento diretto: l’assegno di mantenimento per i figli viene abolito, nella evidente convinzione che tale assegno sia uno stipendio per l’ex coniuge. Ogni genitore dovrà provvedere al mantenimento dei figli per il periodo di convivenza. Non si tiene quindi conto in alcun modo della differenze di reddito tra i due genitori, con il forte rischio, tra l’altro, di alimentare ulteriormente la conflittualità.

Altro postulato del disegno di legge è porre fine allo sfruttamento economico dei padri ad opera di madri approfittatrici. Non ci si ricorda, però, il gran numero di condanne per violazione degli obblighi di mantenimento, che sono il doppio di quelle per maltrattamenti, e che l’importo degli assegni di mantenimento per i figli va dai 150 ai 600 euro circa al mese (a seconda del reddito del genitore pagante).

Vi abbiamo qui illustrato alcuni degli aspetti di questo disegno di legge che è criticato e considerato non emendabile, cioè da rifiutare completamente, da diverse associazioni di avvocati, psicologi e operatori che si occupano di famiglia e minori, da giuristi, da giudici minorili, dai centri antiviolenza, dai movimenti femministi, da alcuni sindacati (CGIL e UIL), ma anche dalle relatrici delle Nazioni Unite sulla violenza e discriminazione contro le donne che hanno scritto una lettera preoccupata al governo italiano.

Tutti questi soggetti hanno analiticamente studiato ed analizzato tutte le norme contenute in questo disegno di legge, hanno elaborato documenti, hanno promosso assemblee pubbliche con la cittadinanza, hanno indetto  iniziative e manifestazioni. Lo scorso 10 novembre, in numerose piazze italiane vi sono state manifestazioni (tutte molto partecipate) contro la presentazione di questo provvedimento legislativo.

A Torino già nei mesi scorsi, si è costituito il Comitato Torinese per il ritiro del Ddl Pillon che riunisce tutte queste associazioni; grazie a questo comitato (di cui la CGIL è parte fortemente attiva) ci sono state ad oggi due audizioni presso la Commissione Pari Opportunità del Comune di Torino. Scopo di tali audizioni è quello di presentare e far approvare al Consiglio Comunale di Torino un ordine del giorno che preveda il ritiro del Ddl Pillon.

La seconda di queste audizioni si è tenuta lo scorso 14 novembre.

A questa audizione la Cgil (e la Fisac), insieme a molte altre associazioni del Comitato cittadino, era massicciamente presente con una sua delegazione.

Mentre con  argomentazioni ineccepibili, hanno esposto le ragioni critiche le avvocate Michela Quagliano e Assunta Confente (Responsabile Commissione Famiglia e minori dell’Ordine Avvocati di Torino),  Silvia Lorenzino (Avv. centro antiviolenza Svolta Donna), Elena Petrosino CGIL, Teresa Cianciotta  UilDott.ssa Laura Recrosio (Psicologa, Consulente Tecnico del Giudice presso la magistratura minorile del Tribunale di Torino), chiedendo tutte il ritiro del disegno di legge e l’appoggio della città di Torino attraverso un Ordine del giorno in tal senso,    le consigliere di maggioranza  del Movimento Cinque Stelle presenti, non hanno espresso alcuna dichiarazione di sostanza, ma solo atteggiamenti dilatori, generiche affermazioni  ” di qualcosa da cambiare” e addirittura smargiassi attacchi al sindacato lì presente.

Per la Lega era presente il consigliere Ricca, che dopo aver dichiarato l’eventuale disponibilità del senatore Pillon a partecipare ad ulteriore convocazione se ad orario a lui consono, ha lasciato la sala.

E’ prevista una terza audizione, MERCOLEDI’ 21 NOVEMBRE ALLE ORE 11,30

In quell’occasione sarà necessaria una presenza forte e massiccia da parte di tutti, uomini e donne.

Non ci sono scappatoie, non è un disegno di legge migliorabile ed emendabile perché il progetto che c’è dietro porta ad una caduta del livello di civiltà, una frana dei diritti che coinvolgono tutti, è la negazione di conquiste sociali ed individuali che mai ci saremmo sognati di dover tornare a difendere.

Non si tratta di uno scontro donne  – uomini: questa legge penalizza tutte le persone, e, senza ombra di dubbio, aumenta le disuguaglianze, amplifica le iniquità.

E’ un provvedimento profondamente classista e maschilista, che è ben lungi dal perseguire il bene di minori, ma ha l’evidente scopo di impedire separazioni e divorzi.

Non siamo disposti a rinunciare ai nostri diritti civili.

VI ASPETTIAMO NUMEROSE E NUMEROSI IN PIAZZA PALAZZO DI CITTA’ MERCOLEDI’ 21 NOVEMBRE ALLE ORE 11,30!

 

COORDINAMENTO DONNE FISAC CGIL PIEMONTE

 

 

 

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