Giornata Internazionale della Donna. La strada è ancora lunga

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Quest’anno, prendiamo spunto dalla ricorrenza dell’8 marzo per fare una riflessione più ampia sulle donne che lavorano. Si parla spesso di conciliazione tempi di vita/tempi di lavoro, ma cosa significa veramente? E, soprattutto, in un Paese la cui tradizione culturale non è certo quella più incline alla suddivisione dei compiti di cura, di accudimento, di gestione dei cosiddetti “lavori domestici”, che cosa è stato fatto fino ad ora e come può essere utile la contrattazione sindacale?

Abbiamo raccolto ed analizzato i dati relativi alla contrattazione di genere (ovvero, la contrattazione di accordi che tengano conto delle oggettive differenze di bisogni tra uomini e donne) in 13 aziende e gruppi bancari operanti in Piemonte, per cercare di capire quali siano i punti di maggior interesse per le lavoratrici, quali i temi su cui il sindacato è riuscito ad incidere maggiormente e quali invece gli ambiti in cui il lavoro da fare è ancora molto.

Il quadro che ne è risultato è eterogeneo, ma permette alcune riflessioni.

Innanzi tutto, appare evidente come le aziende analizzate focalizzino i loro interventi prendendo iniziative in merito al sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori nel momento in cui diventano genitori: sono stati aperti asili nido o scuole materne aziendali, baby parking o, dove non possibile, vengono erogati contributi a sostegno del reddito delle lavoratrici e dei lavoratori che devono pagare le salatissime rette degli asili nido.

L’intervento sindacale, invece è più mirato verso la conciliazione dei tempi vera e propria: il tema degli orari di lavoro, dalla flessibilità oraria al part-time, è sicuramente quello in cui la contrattazione fa sentire maggiormente i suoi effetti. Ma con luci ed ombre: gli accordi siglati normano prevalentemente il tempo parziale, i criteri per la sua concessione, le graduatorie. Poco si è invece fatto in materia di flessibilità oraria, che invece sarebbe il vero grimaldello per scardinare un’organizzazione del lavoro che con le sue rigidità non agevola il cambiamento culturale di cui le lavoratrici italiane hanno bisogno.

Le aziende sono ancora troppo restie ad affrontare nei tavoli di contrattazione questo tema, preferendo invece la strada delle concessioni informali e delle personalizzazioni.

È compito del sindacato trovare soluzioni innovative, nuovi modelli organizzativi che migliorino il benessere lavorativo delle donne? Noi pensiamo che lo sia. È una battaglia lunga, difficile e faticosa, come tutte le lotte che affrontano modelli sociali consolidati. È una strada in salita, ma dobbiamo percorrerla. Lo dobbiamo alle nostre nonne e alle nostre madri, che hanno partecipato a lotte che sembravano ben più ardue (pensiamo al diritto di voto, al divorzio, alla legge 194,…); lo dobbiamo alle donne che verranno, per le quali dobbiamo preparare una società più equa, non bloccata da stereotipi sociali che si ripropongono dalla notte dei tempi. Ma soprattutto, dobbiamo a noi stesse un’opportunità di cambiamento e di rinnovamento culturale: ce lo meritiamo!

 

Buon 8 marzo a tutte.

 

Coordinamento Donne Fisac Piemonte